ECONOMIA: LA RIPRESA DELL’INCUBO

ECONOMIA: LA RIPRESA DELL’INCUBO

Il boom dell’occupazione rispetto all’anno di crisi 2020 viene sventolato dai barattieri filogovernativi, anche in vista delle elezioni amministrative.

Solo che l’aumento dell’occupazione interessa soltanto i dipendenti a TERMINE (+573 mila, +23,6%), in particolare quelli con un lavoro di durata inferiore o pari a 12 mesi (!!), mentre continuano a CALARE i dipendenti a tempo indeterminato (-29 mila, -0,2%) e gli indipendenti (-21 mila, -0,4%).

Nel secondo trimestre 2021, a ritmi più intensi rispetto al trimestre precedente, prosegue la crescita delle persone in cerca di occupazione che salgono a 2 milioni 422 mila unità (+514 mila in un anno, +27,0%). Ma non c’era scarsità di lavoratori disponibili a lavorare, per via dei sussidi al reddito??

Inoltre si fa sentire l’effetto dei sindacati collusi col padronato e dei sindacati gialli, con i loro Ccnl fasulli. “Un quarto dei contratti copre meno di 100 persone ciascuno, metà dei contratti meno di mille”, osserva Andrea Garnero, economista Ocse. “Ci sono contratti firmati da 6-7 sigle che impattano su 1 o 2 persone: più firmatari che lavoratori. Questo proliferare non è dinamismo, piuttosto indice di deterioramento e abusi, con l’obiettivo spesso esplicito di fissare condizioni al ribasso, specie sui salari”.

E il dumping salariale è la molla che nutre la bolla dei contratti pirata, soprattutto in territori del Paese meno produttivi, con alta disoccupazione o nelle imprese più fragili: si offre un contratto, ma si impone un livello di salari più basso (l’8% in media) del minimo applicato nel settore, sapendo che sarà accettato pur di lavorare.

Tutto questo impatta sulla qualità della vita dei lavoratori, che NON STANNO vivendo alcuna ripresa.

Su base annua il costo del lavoro si riduce del 3,1%, sintesi di un calo sia delle retribuzioni (-2,3%) che degli oneri (-5,4%). EPPURE il Pil è aumentato, del 2,7% in termini congiunturali e del 17,3% in termini tendenziali. Il rimbalzo è avvenuto solo per i PADRONI, lo certificano i dati. La mostruosità di ciò si evince soprattutto dal fatto che il fatturato totale dell’industria aumenta in termini tendenziali del 40,2% (+41,0% sul mercato interno e +38,6% su quello estero). E non dimentichiamo che l’export italiano sta macinando record su record (anche grazie ai bassi salari).

Il fallimento del capitalismo è sempre più palese, con una ripresa che non sarà mai della potenza necessaria a creare ricchezza quanto quella perduta con le fasi di crisi (perché gli investimenti ed il mercato, essendo miopi e ‘anarchici’, non sanno coordinarsi per pianificare una vera ripresa della produzione necessaria senza scadere nell’incubo della sfiducia reciproca, nella repressione della domanda interna a causa dei bassi salari o, all’opposto, nelle bolle speculative conseguenti all’emissione di moneta solo a favore della grande finanza).

E la parte di ripresa effettivamente raggiunta è SOLO a favore del padronato, a causa della disorganizzazione dei lavoratori che si trovano in una posizione di forza debolissima.

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