LA RIFORMA DEL MES: L’IRRAZIONALITA’ AL POTERE

LA RIFORMA DEL MES: L’IRRAZIONALITA’ AL POTERE

Una sintesi di cosa sia il MES può essere «accantonare soldi degli Italiani in un meccanismo che l’Italia non potrà mai usare a meno di fare ALTRA AUSTERITA’».

Se si ritiene che la definizione sia riduttiva spetta al contestatore l’onore della prova, come si capirà dopo aver illustrato i dettagli fin’ora presentati del nuovo meccanismo Europeo di Stabilità (che si vorrebbe trasformare in un vero e proprio Fondo Monetario Europeo).

Ci sono tanti aspetti tragicomici e bizzarri nella riforma del MES proposta dalla Commissione. Aspetti che vanno oltre al noto fatto che un paese come l’Italia, che ha versato già 14 miliardi netti nel fondo, potrebbe usufruirne solo facendosi IMPORRE da regolamento delle riforme – al solito – distruttive del welfare.

Uno di questi aspetti è la rimodulazione delle CAC.

Cosa sono? Sono le “clausole di azione collettiva”, che dal 2012 consentono ad una maggioranza qualificata di investitori in obbligazioni di modificare i termini e le condizioni di pagamento di un titolo, in maniera giuridicamente vincolante per tutti i detentori del titolo stesso, in modo da facilitare una ristrutturazione ordinata del debito. In poche parole: se tu Italia rischi il default, gli investitori più in pericolo possono scegliere un “default parziale” (ovviamente la tua “reputazione” per i mercati ne esce distrutta).

Queste clausole sarebbero riformate con l’introduzione, a partire dal 1° gennaio 2022, anche delle clausole d’azione collettiva con approvazione a maggioranza unica (single limb CACs). Rispetto alle clausole d’azione collettiva a maggioranza qualificata (dual limb CACs) attualmente previste, le single limb CACs semplificherebbero la procedura per ristrutturare il debito di un Paese.

Questo spiega la “minaccia” di alcuni banchieri di non acquistare più debito pubblico.

Inoltre, come scrive il report della camera dei Deputati, «da più parti è stato segnalato che tale modifica potrebbe essere controbilanciata da un AUMENTO DI PREMI DI RISCHIO per il collocamento dei titoli di Stato di Paesi con debito elevato come l’Italia».

Tutto questo è grottesco. La raccolta di moneta da parte di uno Stato attraverso il debito NON SAREBBE MAI RISCHIOSA se ci fosse una Banca Centrale prestatrice di ultima istanza. L’Italia ce l’aveva prima di entrare nel Sistema Monetario Europeo. La BCE potrebbe ancora farlo con un click.

Si sceglie POLITICAMENTE di non usare la capacità di emissione di moneta delle Banche Centrali e di mettere un campanello d’allarme ARTIFICIALE sui titoli dei paesi reputati più “fragili”, come l’Italia, per giustificare un aumento degli interessi e del costo del debito solo per noi, in un momento storico in cui la BCE non può alzarli e in cui, quindi, i rendimenti per i grossi milionari risparmiatori sono bassissimi.

Una genialata del male per aumentare con un pezzo di carta i guadagni dell’1% più ricco.

Sembra dunque che Conte avrebbe dato via libera alla modifica del MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’, condannandoci ad un’altra ondata di austerità europea.

Se non è vero che la richiesta di misure restrittive sia così consequenziale, molte preoccupazioni sono fondate. Infatti, se già oggi il MES, finanziato dagli Stati stessi, pone condizioni molto strette per l'”aiuto” finanziario alle economie che non riescono più a finanziarsi sul mercato (necessità che esiste solo in Eurozona), le modifiche renderebbero questo strumento (ancora) più pervasivo e severo.

Il progetto di riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità prevede una revisione degli strumenti finanziari precauzionali intesi a sostenere i paesi con fondamentali economici sani che potrebbero soffrire a causa di shock negativi che sfuggono al loro controllo.
È essenziale, dice la Commissione Europea, «un chiarimento delle condizioni di accesso a tali strumenti, per garantire la trasparenza e precisare quanto è possibile attendersi da essi. Le condizioni di ammissibilità non dovrebbero prevalere sull’obiettivo degli strumenti precauzionali, dovrebbero essere COERENTI CON LE CONDIZIONI POSTE DAL QUADRO DI SORVEGLIANZA dell’UE e dovrebbero essere plasmate in modo da rispettare le competenze delle istituzioni dell’UE».

Un dossier di Ottobre della Camera dei Deputati specifica bene il paradosso per cui il MES sarebbe disponibile per paesi che in teoria non ne avrebbero bisogno (o che ne avrebbero solo in situazioni totalmente imprevedibili e fuori dal loro controllo), mentre userebbe il pugno di ferro per concedere il supporto ai paesi veramente necessitanti di aiuto.

Circa l’assistenza finanziaria precauzionale (ovvero l’apertura di linee di credito a Paesi che ne fanno richiesta), sarebbero infatti mantenute le due linee di credito vigenti (precauzionale e a condizioni rafforzate), ma si specificherebbe che esse potrebbero essere attivate a sostegno dei Paesi con una situazione economica e finanziaria solida – ma alle prese con uno shock avverso al di fuori del loro controllo – e con un debito pubblico considerato sostenibile e a seconda del rispetto o meno di determinati criteri specificati nell’allegato III del Trattato revisionato. La linea di credito condizionale precauzionale (PCCL) sarebbe limitata ai Paesi in grado di soddisfare una serie di criteri che appaiono più dettagliati rispetto a quanto previsto dal regime vigente (3% di deficit/Pil, 60% debito pubblico/Pil, eccetera). Per tali Paesi, si richiederebbe la sola firma di una lettera di intenti (e non di un memorandum d’intesa) con la quale essi si impegnerebbero a continuare a soddisfare tali criteri (il cui rispetto dovrebbe essere valutato almeno ogni sei mesi).

La linea di credito soggetta a condizioni rafforzate (ECCL), invece, sarebbe aperta ai membri del MES che non sono ammissibili alla PCCL, a causa della non conformità rispetto ai suddetti criteri di ammissibilità (ma la cui situazione economica e finanziaria rimanga comunque forte e il cui debito pubblico sia considerato sostenibile). Il Paese richiedente dovrebbe firmare, in tal caso, un memorandum d’intesa (MoU) impegnandosi a intervenire con le necessarie riforme nelle proprie aree di vulnerabilità.

Insomma, ancora più rigidità nella verifica dell’attuazione delle riforme e delle strette fiscali, come se non ce ne fosse abbastanza.

INOLTRE, i leader hanno stabilito che il sostegno comune contribuirà ad una gestione efficace e credibile delle crisi BANCARIE nell’ambito del meccanismo di risoluzione unico e sarà rimborsato attraverso i contributi del settore bancario europeo. Per garantire un quadro di risoluzione credibile per le banche, «l’accordo sul sostegno comune deve assicurare che le risorse possano essere messe a disposizione rapidamente. Sono quindi essenziali tempi brevi per il processo decisionale (12/24 ore) e una procedura di votazione d’urgenza».

Come scrive poi brillantemente il giornalista Guido Salerno Aletta su Milano Finanza, il nuovo MES «è congegnato curiosamente, in modo da consentire la ricapitalizzazione diretta delle banche che ne abbiano bisogno, senza più passare per lo Stato cui appartengono come è successo finora, per esempio per la Spagna, facendo aumentare a dismisura il suo debito pubblico.

Finora, era lo Stato che si indebitava con il MES per poi ricapitalizzare le sue banche.

Ora non più: la ricapitalizzazione è diretta, con un meccanismo iper-semplificato che non prevede le severe condizionalità che si pongono fin d’ora per concedere aiuti agli Stati.

Se le banche tedesche [le più fragili oggi, per coincidenza] dovessero ricevere aiuti, il debito pubblico tedesco non ne risentirebbe».

Un MES più rigoroso e più veloce nell’operare come ha sempre fatto, ovvero come il braccio usuraio dell’Unione Europea che, per sua stessa struttura, provoca le asimmetrie commerciali (rendendo le nazioni periferiche molto meno competitive con un cambio forte) che portano alle crisi di domanda interna e di bilancio.

Una buona prospettiva di cosa possa comportare il MES è data dall’analista Giuseppe Masala:

«Dopo le indiscrezioni sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità si è fatto sentire il Presidente dell’Associazione Bancaria Antonio Patuelli che ha detto che se le modifiche fossero quelle prospettate le banche italiane non comprerebbero più titoli di stato della Repubblica Italiana. E come dargli torto, chi comprerebbe dei titoli di stato minacciati di essere sottoposti al taglio del valore nominale? Nessuno, tanto meno le banche italiane che ne detengono per 400 miliardi di euro e che con ogni evidenza il loro taglio le porterebbe in stato di fallimento immediato. Solo che se le banche italiane non comprano i titoli di stato italiani (peraltro con i soldi dei risparmiatori italiani) ciò comporterebbe l’immediato aumento esponenziale dei tassi d’interesse dei medesimi decretando di fatto l’immediata necessità di ricorrere proprio al Meccanismo Europeo di Stabilità. Profezie che si autoavverano, come ha detto Vladimiro Giacché nella sua audizione presso la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.

Lasciamo perdere poi il paradosso assurdo che i soldi al Meccanismo Europeo di Stabilità li diamo noi. Insomma, diamo i nostri soldi al MES per riottenerli in caso di bisogno, però sottostando alle condizioni imposte del MES stesso che potrebbero prevedere il taglio del valore nominale dei titoli di stato decretando il fallimento del nostro sistema bancario, la falcidie del risparmio degli italiani e una gelata sull’economia italiana che quella del 1943 sembra una passeggiata di salute. In parole povere l’Europa per ridarci i nostri soldi pretenderebbe che prima ci suicidiamo. Una roba che ha dell’incredibile.

Solo dei matti da legare possono approvare una simile follia, lasciando peraltro perdere la questione che il Meccanismo si fonda su un errore di concetto come quello che la stabilità finanziaria di un paese si valuta sulla base delle dimensioni del debito pubblico e non del NIIP. Ovviamente tutti sanno benissimo (tranne Prodi e pochi altri) che non è così, ma il Debito Pubblico è il nostro punto debole e guardare lì consente di mandarci all’aria e di esporci al saccheggio. Saccheggio ricco, oltre 4000 miliardi di ricchezza finanziaria e oltre 6000 di valori immobiliari detenuti dal Popolo italiano nel complesso. Senza parlare poi degli enormi tesori artistici e paesaggistici del paese. Abbiamo visto, in Grecia, il livello di spoliazione criminale alla quale sono stati sottoposti. Viene da piangere».

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