DIRITTI E DEFINANZIAMENTO: IL CASO DEI POMPIERI E DELLE SCUOLE

DIRITTI E DEFINANZIAMENTO: IL CASO DEI POMPIERI E DELLE SCUOLE

SALVARE LE SCUOLE CON LO STATO FORTE E LE REGIONI DEBOLI

Ogni tre giorni crolla un pezzo di un edificio scolastico nel Paese. Lo rivela il monitoraggio di Cittadinanzattiva che ha presentato a Roma il 26 Settembre 2019. Solo un quarto delle scuole ha il certificato di agibilità/abitabilità (26%) con il Sud che si ferma al 15%. Il problema, oltre la ovvia AUSTERITA‘, è anche qui il REGIONALISMO, la frammentazione decisionale e burocratica del paese che rallenta pericolosamente i tempi.

Secondo un’audizione dell’ANCI in Commissione Cultura del Febbraio 2019, l’ipotetico fabbisogno complessivo per l’edilizia scolastica si aggira intorno ai 30 miliardi di euro. Le risorse al momento in attesa di essere impiegate ammontano a 6 miliardi. Ma anche questi pochi spiccioli sono difficili da REPERIRE. I diversi provvedimenti attuativi, di riparto o di assegnazione o di autorizzazione all’avvio delle procedure di spesa «sono rimasti fermi sui tavoli dei diversi ministeri incagliati nell’acquisizione di firme, di concerti, di controlli, di bollinature, di pubblicazioni».

Un esempio? Siamo ancora in attesa delle risorse relative all’annualità 2018 dei Mutui BEI 2018/2020: il decreto che autorizza le Regioni alla stipula del mutuo dovrebbe essere in registrazione alla Corte dei Conti.

Un altro esempio? Il DPCM (Gu n. 28, 2019) relativo alla ripartizione delle risorse del Fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese ha subito notevoli ritardi, essendo stato bloccato da un’interpretazione estensiva di una sentenza della Corte Costituzionale, la quale sembrava appoggiare il ricorso della Regione Veneto (Secondo la Regione, «il Fondo è destinato a finanziare programmi presentati dalle amministrazioni centrali dello Stato, ma che intervengono anche in settori che investono direttamente le competenze concorrenti delle Regioni, senza però prevedere alcun coinvolgimento delle Regioni interessate»). Dopo il parere favorevole del Consiglio di Stato, è stato avviato un nuovo iter di approvazione.

Un terzo esempio? Il Fondo Progettazione enti locali (lg bilancio 2018) tarda ad arrivare anche perchè dopo la Conferenza Unificata attendiamo ancora il bando per i fondi riservati ai Comuni.

Anche per episodi come questi bisognerebbe insistere per un Legislatore centrale ampio e forte, iper-rappresentativo a capillare, che controlli dei Ministeri altrettanto democraticamente rappresentativi (spoil system), ampi e capillari (che decidano in maniera snella e organica gli investimenti e le attribuzioni nei vari territori) ma una restrizione radicale del ruolo di regioni e d enti locali (e istituti stessi), che renda superflui tutti questi passaggi.

Solo così si può combinare veramente democraticità ed efficienza operativa di uno Stato.

Tra le chiacchiere politiche su sbarchi e papeete ci si è poi dimenticati per l’ennesima volta di un altro tema fondamentale per la nostra sicurezza: LA COPERTURA ASSICURATIVA PER I VIGILI DEL FUOCO, che la aspettano da anni. Già dalla bozza finale del Dl Sicurezza era stata stralciata l’equiparazione con i dipendenti che usufruiscono dell’Inail.

La Corte Costituzionale aveva confermato l’esclusione di Vigili del Fuoco, Polizia di Stato e Corpo Forestale con la sentenza n. 157 del 1987, pervia dell’ “autonomia” di cui gode il Corpo dei Vigili del Fuoco e per la possibilità di preferire un autonomo apprestamento di appropriate misure di tutela per una categoria pubblica il cui lavoro presenta carattere di estrema differenziazione anche sotto il profilo dei rischi d’infortunio.

Quindi la dicotomia tra dipendenti pubblici e Vigili del Fuoco si è forgiata anche nel presupposto che il sistema di welfare «interno al Corpo» sappia assicurare prestazioni equivalenti a quelle infortunistiche. Per ovviare quindi alla copertura infortunistica è stata creata l’O.N.A. (Opera Nazionale di Assistenza per il Personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco) che provvede all’assistenza materiale e culturale degli appartenenti al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in servizio e in quiescenza, ai loro familiari, agli orfani.

L’ONA però è stata tra le vittime della celebre SPENDING REVIEW “per restare nell’Euro”. Nel 2008 la prima decurtazione del 50% nei fondi Ministeriali, poi nel 2011 un taglio ulteriore fino al 2013, quando si sono dovute disdire le polizze. L’Ona, in realtà, si auto-finanzia con una quota parte delle prestazioni rese dal personale del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco sui servizi di prevenzione e vigilanza, nonché con il versamento di alcune trattenute a carico del personale.

Venute meno le risorse, e quindi fortemente ridimensionata l’assicurazione ONA, gli infortunati devono fare fronte alle necessità di cura a loro spese. In questa condizione, quindi – il ristoro delle spese mediche da loro anticipate dipende dal riconoscimento, lungo e incerto, della “causa di servizio” che interviene a distanza di molto tempo, spesso a distanza di anni (basti pensare che già la prima riunione del Comitato di Verifica per le cause di servizio può avvenire dopo 60 giorni dal ricevimento degli atti e dà il suo parere vincolante dopo altri 15 giorni).

E’ proprio il caso di dire “restiamo umani”, cercando di anteporre il tema dei diritti sociali a quello delle ideologie distorte prese acriticamente.

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