C’ERA UNA VOLTA IL SINDACATO

C’ERA UNA VOLTA IL SINDACATO

Sindacati e Confindustria in piazza insieme contro quota 100 e reddito di cittadinanza. Si può capire la preferenza per investimenti diretti in assunzioni ma non si capisce il solito ignorare che anche un aumento dei consumi delle fasce basse è un investimento sociale. Non si capisce, soprattutto, l’accondiscendenza della manifestazione per l’UE, per la TAV e per l’alternanza scuola-lavoro. Sfilando con chi ha abolito l’Art. 18 e con Forza Italia.

La Furlan della #Cisl ha poi condannato il fatto che la manovra ha eliminato il super ammortamento, la deduzione extracontabile del 40% per gli investimenti in beni strumentali nuovi, e ha leggermente depotenziato l’iperammortamento per l'”industria 4.0″, rendendo la maggiorazione del costo del nuovo investimento non più fissa al 150% ma variabile – rendendo meno incisive le conseguenti maggiori deduzioni fiscali. Ma si dimentica di dire che ciò è bilanciato dall’introduzione della mini-IRES. L’aliquota scenderà infatti dal 24 al 15% sugli utili accantonati a riserve diverse da quelle di utili non disponibili e destinati alla realizzazione di nuovi impianti nel territorio dello Stato. INDIRIZZARE gli utili – delle grosse imprese anche – verso investimenti in economia reale è essenziale, visto che il problema della nostra epoca è l’ipertrofia degli investimenti FINANZIARI. Questo non è richiamato dalla Cisl, è troppo “complicato”, ma anche questa è una distorsione della realtà.

E’ condivisibile pienamente la condanna al fatto che non ci siano in manovra INVESTIMENTI a pioggia. Solo che occorrerebbero da 50 miliardi di Euro (o di valore equivalente di nuova moneta) in su all’anno solo per raggiungere il livello di investimenti medio delle altre nazioni Europee. Se decidi di supportare il sistema dei cambi fissi Europeo ciò non può essere possibile, perchè affossi la bilancia import-export.
E, soprattutto, raramente si ricordano i sindacati protestare con tanta veemenza quando negli ultimi anni i tassi di investimento sono CROLLATI (vedi immagine), quando ALMENO oggi sono rimasti stabili. Perchè? Forse perchè il simbolo “sinistra” conta ancora di più dell’ANALISI ECONOMICA?

I sindacati d’altronde hanno perso da tempo ogni autorità e credibilità. Con il così detto protocollo di Luglio 1993 deliberato dall’intesa tra governo, parti sindacali e Confindustria, infatti, si ufficializzava l’abolizione della Scala Mobile (l’indicizzazione automatica dei salari all’inflazione, effettuata per la maggior parte del tempo 6 mesi dopo gli aumenti dei prezzi) sostituendola col seguente sistema, illustrato da Leonello Tronti (docente di Macroeconomia all’Università di Roma Tre):

Alla contrattazione nazionale settoriale (primo livello), articolata in un quadriennio normativo e due bienni economici, fu demandato il compito di salvaguardare il potere di acquisto delle retribuzioni. Gli incrementi salariali, fissati ogni due anni, dovevano essere coerenti con il tasso di inflazione programmata; in caso di scostamento tra questo e l’inflazione effettiva, era previsto un meccanismo di recupero nel secondo biennio economico. Alla contrattazione decentrata (secondo livello) era affidato, invece, il ruolo di regolare le erogazioni salariali eccedenti l’inflazione, sulla base dei risultati di produttività, redditività e qualità realizzati a livello aziendale o territoriale. In altri termini, con le nuove regole, la retribuzione di fatto potevano muoversi con la produttività del lavoro, e la quota del lavoro nel prodotto rimanere invariata, solo nel caso in cui la retribuzione di secondo livello sia contrattata in modo da assorbire tutti i guadagni di produttività realizzati dal sistema economico.

Tuttavia, continua Tronti,

Nel corso del decennio […] né la retribuzione di primo livello ha tenuto il passo con l’inflazione né, soprattutto, la retribuzione di fatto ha tenuto il passo con la produttività del lavoro, così che la quota del lavoro, già in declino dagli anni ’80, si è ulteriormente ridotta

L’accondiscendenza dei sindacati alla messa in opera di una impostazione che avrebbe permesso alla parte “padronale” di avere maggiore potere negoziale è simile a quella descritta dal senatore Mario Monti nel ricordare come nessuna opposizione vera ci fu ai tempi dell’approvazione della legge Fornero nel Dicembre 2011.

La ciliegina sulla torta arriva oggi:
«La CGIL, la CISL e la UIL si pongono a difesa a tutto campo del bene primario dell’indipendenza della Banca d’Italia» . L’ “indipendenza” di un potere essenziale per l’azione politica, quello della politica monetaria e del controllo della creazione di moneta, dal CONTROLLO DEMOCRATICO viene con tutta faciloneria supportato da chi dovrebbe lottare perchè il popolo si appropri dei “mezzi di produzione”. Ma ormai non ci sorprendiamo più di nulla.

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